news n.34 – 28.02.10: prime riflessioni sul metodo dell’Agorà

Gli incontri programmati nelle varie piazze fiorentine si stanno concludendo e stiamo arrivando alla conclusione della fase 2 del nostro brainstorming collettivo secondo il classico schema qui riportato.

Tra una decina di giorni si avvierà quindi la fase 3 del ciclo (già programmato alle idi di marzo un primo confronto incrociato per tutti i gruppi di lavoro con gli stakeholder) per prepararci all’evento finale in cui le proposte di soluzione saranno sottoposte al vaglio della PA interessata per valutare insieme possibilità e modalità di implementazione (a proposito: tenetevi liberi subito dopo Pasqua, probabilmente tra il 13 ed il 15 aprile, abbiamo voluto evitare festività e scadenze elettorali, ma siamo ancora alla ricerca di un open space congeniale alle nostre esigenze, vi aggiorneremo al più presto).

Sul piano quantitativo della partecipazione i risultati non sembrano finora eccezionali, questo è vero ma non abbiamo comunque fatto molta attività di comunicazione. Abbiamo però raccolto l’interesse di molti addetti ai lavori ed è anche vero che il brainstorming aziendale si svolge di solito tra gruppi ristretti: 5-6 persone, se sufficientemente informate, sono sufficienti e spesso rappresentano un numero ottimale per concludere rapidamente un lavoro di gruppo. Tanto più vero quando le tematiche diventano particolarmente tecniche come nel nostro caso. D’altronde alle interviste ed ai questionari che abbiamo utilizzato in molti gruppi di lavoro solo una piccola percentuale si è sottratta,  mentre credo sia interessante analizzare anche un altro esperimento di comunicazione che abbiamo condotto in qualche occasione.

Abbiamo infatti provato a lanciare gli eventi sul più famoso social network usato oggi, ovvero su Facebook: centinaia di adesioni raccolte in poche ore o giorni, ma … quasi il deserto non appena l’invito passa da un livello di condivisione di valori ed obiettivi non impegnativo e quasi formale, ad un livello di partecipazione ulteriore, più coinvolgente sulla ricerca di soluzioni condivise.

Personalmente lo ritengo anche il limite più grande che hanno gli attuali social network, formidabili nello sviluppare relazioni informali, associative e non certo gerarchiche ma anche incapaci nel supportare una logica costruttivista delle idee collettive.

E la nostra piattaforma (www.agoralavoroeducation.it in ambiente Moodle, la stessa che sarà utilizzata dalla Giunti per il nuovo Trio – a proposito: da fine marzo prenderà il via, previsti anche percorsi formativi collegati al rilascio di certificazioni professionali), credo sia stata molto utile per sperimentare un social network più partecipato.

A proposito di temi e contenuti del nostro lavoro, devo invitare comunque tutti i gruppi ad esaminare con estrema attenzione le recentissime linee guida della formazione con cui a livello nazionale si sta procedendo proprio nella direzione dell’integrazione da noi tanto auspicata.

E ritornando al metodo, ho incontrato un’altra buona idea scorrendo la relazione 2009 di Rodolfo Lewanski, autorità regionale per la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo della Regione (da pag.16): “

La direzione in cui muoversi potrebbe pertanto consistere nel dar vita a una rete di personale qualificato (anche approfittando delle attività formative finanziate sempre dalla lr 69/07), ad esempio a livello provinciale, che possa essere messo a disposizione dei Comuni e di altri enti locali intenzionati a svolgere processi nei propri territori”.

Chiudo sempre su questioni di metodo con due spunti peraltro abbastanza contrastanti (tipico dell’Agorà !).

Sono uscito infatti molto deluso da un recente incontro organizzato dal maggiore partito cittadino sul tema “Uscire dalla crisi: nuovi modelli di confronto per una crescita comune”, presenti molte organizzazioni di rappresentanza, delle imprese e dei lavoratori, in cui si è provato a rilanciare il valore della concertazione un po’ a discapito della partecipazione. Ho anche ascoltato qualcuno del consiglio comunale sull’esigenza prioritaria di definire nuove regole per la concertazione tra le parti sociali, con un dibattito cittadino che sembra essersi impantanato su questo terreno, che considero un pò stucchevole per il Cittadino che continua a non essere veramente coinvolto ed ascoltato nei processi decisionali della PA.

Ma finisco con una bellissima notizia – almeno per chi ci crede in queste cose - in quanto da febbraio 2010 anche la Regione Emilia Romagna ha la sua legge regionale n.3/2010 per la promozione della consultazione e della partecipazione (anche qui una legge a termine, il modello toscano docet) che si merita la citazione di uno dei miei autori preferiti:

 

“Abbiamo visto come sia improbabile aspettarsi che amministratori pubblici creino ambienti favorevoli al dialogo e alla deliberazione … Perché questo avvenga, hanno bisogno di un ‘campo di pratica’ (Senge 1990) che funzioni come un laboratorio di apprendimento”

 

Luigi Taccone
coordinamento @Lè - Agorà su Lavoro ed Education
www.agoralavoroeducation.it
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